Ieri un centinaio di uomini e donne hanno protestato per le strade di Porto Alegre, capitale dello stato Rio Grande do Sul. Tra le mani brandivano cartelli con slogan come "Io amo l'abbronzatura".
Più che semplici amanti del sole, però, si trattava dei proprietari e lavoratori di istituti di bellezza. E i loro volti non erano neri per la tintartella, ma per l'arrabbiatura di vedere i propri guadagni sfumati.
A partire dall'11 novembre, infatti, in Brasile, è proibito l'utilizzo delle lampade abbronzanti che emettono radiazioni ultraviolette per fini estetici a causa dei danni che possono recare alla salute. La decisione è stata presa dall'Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria (Anvisa), in seguito agli ultimi studi sugli effetti cancerogeni di queste apparecchiature, divulgati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
Il Sindacato dei Parrucchieri ed Estetisti che ha promosso la protesta di ieri, però, a quanto pare non vuole dare ascolto nemmeno all'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) che ha promosso l'abitudine alla tintarella artificiale da "causa probabile" a "causa concreta" di tumori alla pelle. Gli specialisti, inoltre, sottolineano che sottoporsi alla lampada prima dei 30 anni, aumenta del 75% il rischio di ammalarsi.
Gli addetti a lampade e lettini, però, non sembrano impressionarsi più di tanto. Ciò che li spaventa, invece, è l'avvicinarsi dell'estate, alle porte in Brasile. Un divieto così categorico fatto proprio nel momento di massimo boom di richieste, in vista delle prime prove bikini in spiaggia, sembra fatto apposta per rovinare i loro affari. Ma salvare la pelle non dovrebbe essere più importante?
Si attendono analoghe decisioni anche nel resto del mondo.
martedì 24 novembre 2009
lunedì 23 novembre 2009
Cronache brasiliane: le ultime 2 settimane
Mercoledì 18 novembre. Un gruppo di adolescenti detenuti in un riformatorio nella periferia di Vitoria, capitale dello stato di Espirito Santo, guida ua rivolta e si impadronisce di 15 ostaggi, tutti adulti, oltre 17 ore.
Sabato 7 novembre. Tiro con l'arco, corsa, corrida, sono solo alcune delle discipline previste dai Giochi dei Popoli Indigeni organizzati ogni anno in Brasile dalla Funai, la fondazione governativa che tutela gli indios. Si sono svolti a Paragominas, nello stato di Parà. Hanno partecipato 1300 atleti appartenenti a diverse popolazioni della foresta, tra cui Guaranì del Parà, Bakairi e Bororo del Mato Grosso, Yanomami del Roraima. Sanno vivere in armonia con la natura come nessun ecologista saprà mai fare, ma la loro cittadinanza è sotto tutela. In Brasile gli indios non possono votare.
venerdì 20 novembre 2009
Surfare nella m...
Diversi morti e decine di persone senza casa sono il risultato delle inondazioni provocate in questi giorni da un violento diluvio nel Sud del Brasile. A qualcuno, però, l'emergenza acqua ha suggerito un'idea... che sembra una metafora.
Ricardo Dullius, 22 anni, di professione pubblicitario con la passione per il surf, ieri ha cavalcato l'onda in piena di un canale fognario a cielo aperto nella periferia di Porto Alegre.
L'acqua era di un marrone fecale, ma lui l'ha sfidata indossando solo una muta firmata.
E per evitare spiacevoli conseguenze, si è premurato di immunizzarsi preventivamente con potenti dosi di vermifugo, così almeno ha dichiarato.
La sua surfata è finita immediatamente su YouTube.
Un'impresa scatologica. Vedere per credere.
Ricardo Dullius, 22 anni, di professione pubblicitario con la passione per il surf, ieri ha cavalcato l'onda in piena di un canale fognario a cielo aperto nella periferia di Porto Alegre.
L'acqua era di un marrone fecale, ma lui l'ha sfidata indossando solo una muta firmata.
E per evitare spiacevoli conseguenze, si è premurato di immunizzarsi preventivamente con potenti dosi di vermifugo, così almeno ha dichiarato.
La sua surfata è finita immediatamente su YouTube.
Un'impresa scatologica. Vedere per credere.
mercoledì 18 novembre 2009
Rivolta in un riformatorio brasiliano: più amore in cambio di 15 ostaggi
Hanno 12, 15, 17 anni e tutto quello che vogliono è un po' di amore e qualche genere di conforto per addolcire le loro giornate sempre uguali dietro le sbarre.
Sono alcuni adolescenti detenuti all'Istituto di Servizio Socio Educativo, un riformatorio dello stato brasiliano di Espirito Santo, che ieri pomeriggio hanno dato il via a una rivolta che si è appena conclusa. I giovani si erano impadroniti di un'area del carcere facendo ben 31 ostaggi, tutti adulti.
L'istituto si trova a Cariacica, nella periferia di Vitoria, capitale dello stato di Espirito Santo. Ospita ragazzi e ragazze dai 12 ai 18 anni che durante il loro stato di detenzione frequentano alcuni corsi di avviamento professionale.
La ribellione è iniziata ieri verso le tre del pomeriggio, ora locale, durante uno spettacolo di danza organizzato all'interno del carcere in occasione dei festeggiamenti della Consciência Negra, una ricorrenza molto sentita tra i brasiliani di origine africana che costituiscono la maggior parte della popolazione carceraia in questo Paese.
I ragazzini hanno approfittato dell'occasione per sorprendere le guardie e prendere il controllo del blocco B del riformatorio. Durante l'azione hanno sequestrato 14 sorveglianti e tutti i 17 componenti del gruppo artistico.
In cambio della loro liberazione, i giovani detenuti di Cariacica hanno chiesto colloqui più intimi, senza vetro e senza l'obbligo di essere guardati a vista, per poter abbracciare i propri amici e parenti in un clima disteso. Inoltre, hanno espresso il desiderio che sia loro nuovamente concesso di ricevere doni e cibo dai propri famigliari, consuetudine che negli ultimi mesi si era interrotta a causa di un giro di vite nei controlli.
Dopo diverse ore di trattative, questa notte tutti i ballerini tranne uno sono stati liberati. La rivolta è proseguita con ancora 15 ostaggi, quasi tutti guardie carcerarie, nelle mani dei ragazzi.
Il numero degli adolescenti coinvolti, invece, non è ancora chiaro, anche se c'è chi parla di 30 minori di varie età.
Questa vaghezza è un particolare non di poco conto che la dice lunga su come un minorenne disagiato, una volta in carcere, in Brasile come anche in altre parti del mondo, spesso perda la dignità di essere considerato una persona, finnendo per diventare un'entità confusa, parte di un altrettanto vago "gruppo di minori". Se poi alla Polizia Militare, subito accorsa a gestire l'emergenza, fosse scappato qualche morto, fare i conti sarebbe stato più difficile.
Per fortuna, così non è avvenuto. Dopo circa 17 ore dall'inizio delle trattative, verso le 10 di questa mattina, ora locale, in seguito a un intervento della polizia, i ragazzi si sono arresi e hanno liberato tutti gli ostaggi. Secondo la direzione dell'isituto penitenziario non ci sarebbe nessun ferito nè tra i sequestrati, nè tra gli agenti, nè tra i detenuti.
Non è dato di sapere che ne sarà ora delle loro richieste.
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martedì 10 novembre 2009
300 falsi Barrichello sul social network. Google multato in Brasile
In Italia si sa che è successo su Facebook all'attore e regista Carlo Verdone, al cantante Samuele Bersani e all'attrice Monica Bellucci. Ma sicuramente non sono stati gli unici Vip a scoprire di essere sul social-network... senza saperlo.
Il web è l'habitat naturale di mitomani millantatori che con i più vari secondi fini si spacciano per famosi che non sono. D'altra parte, creare un falso profilo, corredarlo di foto e infarcirlo di info copiate e incollate da Wikipedia è un gioco da ragazzi. Scoprire chi si nasconde dietro al clone di turno è invece pressoché impossibile, anche se creare una falsa identità su Internet è un reato penale.
Più facile colpire chi gestisce il network. L'ha fatto il pilota Rubens Barrichello che ha denunciato direttamente Google, provider di Orkut, il social-network più diffuso in Brasile, colpevole di aver pubblicato non uno, ma addirittura 300 suoi profili falsi, oltre a ospitare 90 gruppi con contenuti considerati offensivi dal corridore.
Barrichello ha dichiarato di non aver mai utilizzato Orkut per dialogare con i suoi fan, mentre usa abitualmente Twitter.
Ebbene, il tribunale ha condannato Google a pagare a Barrichello 850 mila reals (circa 333 mila euro). La sentenza è stata pubblicara ieri sul Diario Oficial da Uniao (la Gazzetta Ufficiale brasiliana). Non solo: se Google non cancellerà immediatamente le pagine incriminate, dovrà versare ulteriormente al pilota mille reals al giorno, finché non provvederà alla rimozione.
Il campione, terzo ai Mondiali di Formula Uno 2009, ha già annunciato che devolverà l'intera somma all'Istituto Barrichello Kanaan, una fondazione benefica da lui ideata insieme al collega di Formula Indy, Tony Kanaan.
Non è, però, ancora detta l'ultima parola: Google ha già fatto ricorso e quindi la sentenza potrebbe cambiare. Se invece verrà confermata si tratta della multa più salata che il provider ha ricevuto in Brasile.
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sabato 7 novembre 2009
Olimpiadi della foresta?
La Funai, la fondazione governativa che protegge e tutela gli indios brasiliani organizza (quasi) ogni anno i Giochi dei Popoli Indigeni, supportata dal Ministero dello Sport.
La decima edizione si concluderà proprio domani 7 novembre, dopo una settimana fitta di incontri.
Circa 1300 nativi appartenenti a decine di tribu differenti sono impegnati in gare di tiro con l'arco, tiro alla fune, lotta, canoa, corsa, corrida, zarabatana, un'arte marziale indigena, e calcio (non sarà uno sport primitivo, ma siamo in Brasile) nella città di Paragominas nello stato di Parà.
Sono Aikewara, Kayapò e Guaranì del Parà, Bakairi e Bororo del Mato Grosso, Yanomami del Roraima, Xucuru Kariri di Alagoas, Matis e Waimri Atroari di Amazonas. Solo per citarne alcuni.
Per partecipare hanno fatto centinaia di chilometri in canoa, in autobus, in aereo, perché insediamenti originari indigeni in Brasile sono presenti ovunque, dalle aree amazzoniche del Nord fino allo stato di San Paolo e scendendo fin giù, in Rio Grande do Sul, all'estremo meridione. Alcuni di loro hanno lasciato un villaggio di dieci, venti persone ed è tutto quello che rimane del loro popolo.
Non so se Claude Lévi-Strauss si è mai pronunciato su questa volonterosa iniziativa, partita nel lontano 1996. Nel sito del Funai si dice che è nata da un sogno degli stessi indios. Chissà. Di certo lo stato federale non può che essere molto interessato a controllare e monitorare la presenza di questi irriducibili abitanti originari, più o meno isolati dalla cosiddetta civiltà, annidiati nel folto della boscaglia, in quella che è l'enorme frontiera brasiliana, quell'immenso mare verde che custodisce uomini e animali, ma anche giacimenti di metalli, pietre preziose, legnami pregiati e specie botaniche ambite dall'industria farmaceutica.
Quando nel 1935 Lèvi-Strauss andò in Brasile, professore incaricato di sociologia all'Università di San Paolo, approfittava di ogni momento libero per fare brevi incursioni tra i popoli indigeni di cui già si occupava nei suoi studi. Una delle sue prime spedizioni fu appunto tra i Bororo nel Mato Grosso.
Lévi-Strauss è mancato alla rispettabile età di 101 anni proprio in questi giorni. L'avranno ricordato i Bororo, i Guaranì e i Kayapò in festa a Paragominas?
Le loro decorazioni di piume sono magnifiche, i loro tatuaggi impressionanti. Sanno imitare tutti i richiami degli uccelli della loro foresta, ma in Brasile non possono votare. Gli indios sono considerati cittadini incapaci di intendere e volere nella società evoluta a cui noi tutti apparteniamo. Sono come bambini sotto tutela: la Funai si cura di loro. Ma chi vincerà la gara contro le multinazionali del progresso? Tristi Tropici.
lunedì 2 novembre 2009
Brazilian graffiti
Quello che in Italia e in Spagna è un reato, in Brasile ancora è possibile. Forse è per questo che i muri di San Paolo stanno diventando un museo a cielo aperto di wraiter. Tanto che un'agenzia turistica ha organizzato una visita guidata di murales in murales per le vie della città, con un wraiter illustra le varie opere.
La "Rota do grafite", il tour dei graffiti, include workshop finale e si concentra in alcune zone intorno all'Avenida Paulista, il cuore finanziario della citàà, sede di banche e multinazionali. Inizia da Liberdade, il quartiere giapponese di San Paolo, per raggiungere la rua Augusta, un tempo passeggio chic, fino a Vila Madalena.
Tra i writer più apprezzati, anche dal mercato dell'arte, i gemelli Gustavo e Otavio Pandolfo espongono i loro lavori più recenti fino al 13 dicembre al Museo dell'Arte Brasiliana presso l'esclusiva Fondazione Armando Alvares Penteado.
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