sabato 7 novembre 2009

Olimpiadi della foresta?














La Funai, la fondazione governativa che protegge e tutela gli indios brasiliani organizza (quasi) ogni anno i Giochi dei Popoli Indigeni, supportata dal Ministero dello Sport.
La decima edizione si concluderà proprio domani 7 novembre, dopo una settimana fitta di incontri.

Circa 1300 nativi appartenenti a decine di tribu differenti sono impegnati in gare di tiro con l'arco, tiro alla fune, lotta, canoa, corsa, corrida, zarabatana, un'arte marziale indigena,  e calcio (non sarà uno sport primitivo, ma siamo in Brasile) nella città di Paragominas nello stato di Parà.
Sono Aikewara, Kayapò e Guaranì del Parà, Bakairi e Bororo del Mato Grosso, Yanomami del Roraima, Xucuru Kariri di Alagoas, Matis e Waimri Atroari di Amazonas. Solo per citarne alcuni.




Per partecipare hanno fatto centinaia di chilometri in canoa, in autobus, in aereo, perché insediamenti originari indigeni in Brasile sono presenti ovunque, dalle aree amazzoniche del Nord fino allo stato di San Paolo e scendendo fin giù, in Rio Grande do Sul, all'estremo meridione. Alcuni di loro hanno lasciato un villaggio di dieci, venti persone ed è tutto quello che rimane del loro popolo.




Non so se Claude Lévi-Strauss si è mai pronunciato su questa volonterosa iniziativa, partita nel lontano 1996. Nel sito del Funai si dice che è nata da un sogno degli stessi indios. Chissà. Di certo lo stato federale non può che essere molto interessato a controllare e monitorare la presenza di questi irriducibili abitanti originari, più o meno isolati dalla cosiddetta civiltà, annidiati nel folto della boscaglia, in quella che è l'enorme frontiera brasiliana, quell'immenso mare verde che custodisce uomini e animali, ma anche giacimenti di metalli, pietre preziose, legnami pregiati e specie botaniche ambite dall'industria farmaceutica.



Quando nel 1935 Lèvi-Strauss andò in Brasile, professore incaricato di sociologia all'Università di San Paolo, approfittava di ogni momento libero per fare brevi incursioni tra i popoli indigeni di cui già si occupava nei suoi studi. Una delle sue prime spedizioni fu appunto tra i Bororo nel Mato Grosso.




Lévi-Strauss è mancato alla rispettabile età di 101 anni proprio in questi giorni. L'avranno ricordato i Bororo, i Guaranì e i Kayapò in festa a Paragominas?
Le loro decorazioni di piume sono magnifiche, i loro tatuaggi impressionanti. Sanno imitare tutti i richiami degli uccelli della loro foresta, ma in Brasile non possono votare. Gli indios sono considerati cittadini incapaci di intendere e volere nella società evoluta a cui noi tutti apparteniamo. Sono come bambini sotto tutela: la Funai si cura di loro. Ma chi vincerà la gara contro le multinazionali del progresso? Tristi Tropici.

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