martedì 24 novembre 2009

In piazza per l'abbronzatura libera


Ieri un centinaio di uomini e donne hanno protestato per le strade di Porto Alegre, capitale dello stato Rio Grande do Sul. Tra le mani brandivano cartelli con slogan come "Io amo l'abbronzatura".
Più che semplici amanti del sole, però, si trattava  dei proprietari e lavoratori di istituti di bellezza. E i loro volti non erano neri per la tintartella, ma per l'arrabbiatura di vedere i propri guadagni sfumati.
A partire dall'11 novembre, infatti, in Brasile, è proibito l'utilizzo delle lampade abbronzanti che emettono radiazioni ultraviolette per fini estetici a causa dei danni che possono recare alla salute. La decisione è stata presa dall'Agenzia  Nazionale di Vigilanza Sanitaria (Anvisa), in seguito agli ultimi studi sugli effetti cancerogeni di queste apparecchiature, divulgati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
Il Sindacato dei Parrucchieri ed Estetisti che ha promosso la protesta di ieri, però, a quanto pare non vuole dare ascolto nemmeno all'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) che ha promosso l'abitudine alla tintarella artificiale da "causa probabile" a "causa concreta" di tumori alla pelle. Gli specialisti, inoltre, sottolineano che sottoporsi alla lampada prima dei 30 anni, aumenta del 75% il rischio di ammalarsi.
Gli addetti a lampade e lettini, però, non sembrano impressionarsi più di tanto. Ciò che li spaventa, invece, è l'avvicinarsi dell'estate, alle porte in Brasile. Un divieto così categorico fatto proprio nel momento di massimo boom di richieste, in vista delle prime prove bikini in spiaggia, sembra fatto apposta per rovinare i loro affari. Ma salvare la pelle non dovrebbe essere più importante?
Si attendono analoghe decisioni anche nel resto del mondo.

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